Alle spalle della “Gioconda” di Leonardo c’è il lago di Como: Riccardo Magnani galvanizza i liceali di Urbino insegnando l’arte del dubbio

Posted on ottobre 09, 2018, 8:17 am
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Venerdì 5 ottobre, alla Scuola del Libro, in Urbino è stata girata una scena del remake de L’attimo fuggente, protagonista Riccardo Magnani, l’incubo pomeridiano della corte zerbinica riminese di Re Gnassa II. Non è servito salire sulla cattedra, ma è riuscito a colmare i venti minuti accademici di attenzione dei liceali con argomentazioni forti, curiose e dubbiose, a tratti, emozionanti, quando ha spronato gli studenti a non essere bravi, ma curiosi e rompiscatole e applicare sempre la regola “aggiuntiva” alle cinque W (chi? che cosa? quando? dove? perché?) conosciuta in certi ambienti : “perché adesso?”; li ha invitati a non avere pregiudizi e a non giudicare il proprio compagno di banco “ …perché non sappiamo come sta in famiglia …”, a tratti mi è parso emozionante come il furbillo discorso alla luna dell’11 ottobre 1962 di Fratel Roncalli e dato che eravamo alla Scuola del Libro, mi vien da dire : “ … tornando a casa date una carezza ai vostri libri… lì troverete conoscenza e conforto”.

Parlando di Leonardo da Vinci, argomento principale dell’incontro, Magnani li ha invitati a togliere la maschera al personaggio e a navigare in un mare di dubbi, perché solo il dubbio porta alla conoscenza e alla verità; ha puntualizzato che i paesaggi dietro la Gioconda (rebis leonardesco) sono sette punti presidiati del lago di Como e Lecco, e non la Valmarecchia (dettaglio costato molto caro in termini di eurini spesi dalla Regione Marche), ha mostrato come la grotta nella Vergine delle rocce sia inequivocabilmente quella di una zona del lecchese ed ha fatto notare come Leonardo sia stato il bambino più ritratto del Rinascimento (la statuina del Premio David di Donatello è uno di questi). Il messaggio più importante della giornata è diventato “imparare a vedere quello che davanti ai nostri occhi sta”… quindi “vedere” e non “guardare e scattare” come fanno quei poveri rincoglioniti che si danno le “arie da Avedon”, aride anime in pena bisognose di preghiere; è nella visione che si apre la bellezza e lo stupore di questo incredibile disegno che abbiamo davanti, un disegno divino per chi ha Fede, un disegno naturale per chi abbraccia gli alberi… ma sempre un disegno è, o meglio è una musica, la musica dell’universo, la vibrazione vitale che dirige le nostre emozioni, che non partono dalla pompa cardiaca, ma sono nel pensiero, dietro quelle porte spazio-tempo dove il vortice poundiano toccava velocità stratosferiche, dove si può scrivere al computer e nello stesso tempo toccare la farfalla il cui battito d’ali in Brasile provoca un tornado in Texas.

Solo conoscendo avremo la possibilità ulteriore di essere liberi “qui ed ora”… perché “hic et nunc” andrebbe scritto in ogni documento di identità. Come il Buon Seminatore, Riccardo Magnani, ha consegnato ai neuroni dei liceali e ai bellissimi muri in cemento armato faccia vista dei “qualcosa”… se anche uno dei tanti “qualcosa” detti arriverà “dove deve arrivare” sarà stato un successo strepitoso e travolgente. Alan Turing, un genio mite e perseguitato, scrisse: «Lo spostamento di un singolo elettrone per un miliardesimo di centimetro, a un momento dato, potrebbe significare la differenza tra due avvenimenti molto diversi, come l’uccisione di un uomo un anno dopo, a causa di una valanga, o la sua salvezza» (Alan Turing, Macchine calcolatrici e intelligenza, 1950).

Silvano Tognacci