Alla stragrande maggioranza dei poeti italiani preferisco l’ultimo singolo di Mc Cavallo (quando sfotte Ligabue, poi, è una delizia)

Posted on luglio 31, 2018, 8:44 am
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Una volta Massimiliano Parente scrisse che l’unico poeta che segue è Vasco Rossi. Certo, era una provocazione – che come sempre però ha un fondo di verità. Che la maggior parte dei poeti facciano schifo è ben chiaro a chiunque si diletti nel leggere i soliti volumetti che giornalmente vengono sfornati. Non per niente, nel grosso dei casi, mi fanno venire due coglioni così. Per uno che ne trovo che non vada semplicemente a capo a cazzo, o non riproponga le oramai trite similitudini con l’ambito naturale, centonovantanove sono mortiferi e provocano le emorroidi.

Invece, aspetto sempre con ansia ogni nuovo singolo di Mc Cavallo, il rapper sardo assurto all’onore delle cronache anni addietro e finalmente tornato sulla scena. Direte voi: cosa? Leggi poesia e poi ascolti un rapper? Sì, è vero, il rap è un tipo di musica, almeno a mio avviso, da cerebrolesi. Fabri Fibra mi sembra un pirla. Fedez un menomato. J-ax mi fa vergognare di appartenere al genere umano.

Mc Cavallo è diverso perché, contrariamente a quanto sostenuto da certi suoi detrattori, lui non fa rap ma una parodia del genere. Ne utilizza gli stilemi tipici per buttarla in vacca e, nel far ciò – come ogni grande genio della comicità –, ne mette a nudo la pochezza. Rivela come gli intricati e complicati giri di parole usuali in tale varietà di musica siano potenzialmente adatti ad affastellare cazzate e nonsense uno dietro l’altro.

Nella sua ultima canzone, Estate arretti, poi, ha dato davvero il meglio di sé. Non è stato solo il rap in questo caso a essere ridicolizzato, ma anche Ligabue. Sì, proprio il noto cantante pop italiano. Ma andiamo con ordine…

Già il titolo fa scompisciare. L’estate, la stagione più attesa, malgrado le sofferenze causate dal caldo, diventa motivo di riso, insieme alle solite canzoni che inevitabilmente le sono associate. Nella fattispecie, leggendo il titolo noterete che Mc Cavallo ha avvicinato, seguendo una delle classiche storpiature della lingua attuate dai sardi, la “e” a “state”, per ottenere la parola “estate” – l’idioma dell’isola gioca continuamente con queste assonanze – per dire che dovete restare in costante stato di erezione. Si tratta di giochi di parole a cui Mc ci aveva già abituati (si veda a tal proposito Portami in carretta che, recitato velocemente, sottende un diabolico “tengo una minchia tanta”, per tradurlo in continentale).

Ma, in aggiunta, in questo pezzo compare la voce di qualcuno, chiamato simpaticamente PulligaBue (in sardo “pulliga” vuol dire “sega”), che fa il verso a Ligabue, il celebre autore di Certe notti. Cavallo lo schernisce, immediatamente dopo l’intervento alle corde vocali a cui è stato sottoposto il musicista di Correggio, con il suo solito sarcasmo politicamente scorretto, e gli mette in bocca dei versi improbabili che però, per quel che concerne il cantato, rimandano subito al suo stile. In particolare, quello che gli fa dire non è niente altro che, con l’arrivo dell’estate, ci sono i “meloni e albicocche a un euro e novanta”. In buona sostanza, il falso Ligabue canta quello che strillano i venditori al famoso mercato di San Benedetto a Cagliari (uno dei più noti, almeno dal punto di vista ittico) e lo fa come se niente fosse. La differenza nel timbro vocale tra l’originale e l’imitatore è infinitesimale. Si ottiene così l’effetto di rivestire uno degli slogan più comuni della zona meno mondana del capoluogo sardo, di quella dimensione vissuta e sofferta, tipica del cantante emiliano. Un vero colpo di genio da parte di Mc che, per il resto, ci propone il suo solito sguardo sul mondo dell’estate segnato da ragazze facili (“Vedo due bagasse/ che passeggiano da sole/ una cerca minca/ ma anche l’altra ne vuole”) e cattiverie sagaci.

Da sottolineare inoltre i passaggi in cui, come sua consuetudine, il cantante si riconnette all’attualità più stretta e demolisce in pochi versi tutto il movimento #metoo, in modo sottile e spassosissimo, sempre storpiando la lingua italiana alla maniera dei sardi che tendono a tradursi letteralmente: “Se non ero un cantante/ ero un regista di successo/ e facevo il sesso con le fiche/ cinematografiche/ quelle che sbucciano le chicche – la chicca, in sardo, è un’altra delle denominazioni della minchia –/ poi ti denunciano pentite”). E in due battute, Asia Argento muta, come si dice dalle mie parti.

Mc Cavallo, anche adesso che è tornato alla carica, continua a manifestare una genialità senza pari. E a voi, che siete contro il politicamente scorretto e le risate leggere, non rimane altro che fare come vi suggerisce lui: CODDATEVI (fottetevi).

Matteo Fais

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Qui potete ascoltare il singolo di Mc Cavallo, “Estate arretti”