Alessandro Baricco fa il parroco e usa le parentesi quadre come Wittgenstein. Per capire il delirio del sesso contemporaneo passate a Vargas Llosa, è meglio

Posted on Gennaio 11, 2019, 10:08 am
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C’è stato un momento, vent’anni fa, in cui la produzione di informazioni su internet si è agganciata alla produzione di ormoni. Un’ora fatale era scoccata, e anche il sesso ormai pronto per venire inscatolato. A ognuno il suo e viva il parroco! Ma se lo chiami il parroco non tarda a venire e Alessandro Baricco ha riprodotto sulle mappe che guarniscono la sua ultima fatica da spirito del tempo che soffia un po’ dove vuole. Il capolavoro pronto mesi prima di Natale sugli scaffali s’intitola The Game (Einaudi, 2018). Una summa di teurgia bianca, sinistra, insomma la solita minestra di angeli della storia e contropelo alla Benjamin.

Leggete (prima comprate) The Game dell’incantatore dei sonagli smanettoni del web e studiate le sue mappe a fondo libro per capire il resto: in quest’anno avevamo youporn, ma ora abbiamo quest’altro e poi lì, in quell’angolo della mappa troviamo whattsapp. E lì in fondo l’idromele di Steve Jobs.

bariccoEsempio numero uno. Tinder. “Riesce a sdoganare per sempre un penoso desiderio che avevano quasi tutti: tornati a casa completamente scoglionati, poter scegliere in un catalogo un partner mai visto prima con cui uscire a cena [o eventualmente entrare in un letto]”. Notare la parentesi quadra degna di Wittgenstein e Frankenstein. E ancora “la genialità di Tinder fu quella di capire che stare lì a scegliere nel catalogo con le chiappe sul sofà e la TV accesa rappresentava per la stragrande maggioranza degli esseri umani una cosa più divertente che uscire cena  [piuttosto caro e comunque prima dovevi lavarti e è vestirti] o accoppiarsi veramente [non sto a sottolineare le innumerevoli scocciature”. Insomma l’ha provato? Ecchisenefrega. Definizione finale data dal sommo “Tinder, un solitario con le carte”.

Esempio numero due. “2006. Nasce Youporn. Va be’, questo sapete cos’è”. Evviva. Laconico come uno spartano a Torino.

Esempio numero tre per quadrare il cerchio del teologo hegeliano che inventa il suo lessico e se lo gira tra le mani come un pupo. “Alla fine la principale differenza tra l’idea di esperienza che aveva il ’900 e l’idea di post-esperienza che esce dall’insurrezione digitale non sta tanto in quella faccenda della profondità e della superficialità”. Perché “la post-esperienza è l’inizio di un gesto, è l’apertura di un’esplorazione, è un rito d’allontanamento, è la traiettoria di un andare”.

E per concludere, una bella mappa del malandrino per chi voglia afferrare lo stile prolisso del nostro campione e scoliasta, manco fosse il dio Montaigne che si chiude nella torre con venti libri e scrive mille pagine. O Bolaño che nell’ascensore guarda l’infermiera e muore d’eros perché sente la malattia ai reni, ma rimane in piedi e lo scrive e tiene la conferenza come è lui – un gaucho insopportabile.

Ma pazienza non ce n’è. Dopo Montaigne e Bolaño una storia da sempliciotti come quella di The game è insoffribile. Corriamo ai ripari e compriamo coi soliti noti (Adelphi o Bompiani) i Saggi di Montaigne per toccare il nostro corpo come se fosse fatto d’anima. Meglio ancora, diamo l’obolo ad Adelphi o Sellerio, spacchiamoci gli occhi con le ultime parole di Bolaño (Il gaucho insostenibile) a proposito di sesso e malattia e leggiamo di questo cileno intrappolato in ascensore con un’infermiera mentre pensa che muore per insufficienza ai reni e si appende al sesso.

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Oppure. Primo passo, riavvolgere il nastro. Prendere il primo libro erotico uscito negli anni in cui internet sbalordiva gli utenti e li trasformava in surfisti (ma va bene, direte non c’era youporn vent’anni fa – aspettate un momento).

vargas llosaLondra 1996. Mario Vargas Llosa finisce i suoi Quaderni di don Rigoberto, storia di infiniti intrecci e fantasie tra il saggio sognatore erotico che presta il nome al romanzo, e la instancabile doña Lucrezia. Tra ex-motociclisti evirati, vecchi amanti romanticissimi e clienti che la prendono per una prostituta, vedete un po’ le traversie di Lucrezia prima di tornare tra le braccia di Rigoberto. Per poi capire come tutto sia un sogno, un sogno divino… ma fermi qui. La trama non va violata. Leggete e vedrete se non vi sentirete più eccitati dopo Vargas Llosa anziché dopo le menate di Baricco che spiega il perché e il percome che viaggia sul web.

Un assaggio di Vargas Llosa? Ecco servito: “La civiltà nasconde e assottiglia il sesso per meglio approfittarne, circondandolo di rituali e di codici che lo arricchiscono fino a limiti insospettabili per l’uomo e per la donna pre-erotici, copulatori, generatori di rampolli. Dopo aver percorso un lunghissimo cammino, di cui in qualche modo il lambiccamento del gioco erotico è stato spina dorsale, per inconsueta via – la società permissiva, la cultura della tolleranza – siamo tornati al punto di partenza ancestrale”.

Fategli lanciare la freccia: “fare l’amore è ridiventato una ginnastica corporale e semipubblica, esercitata a sproposito, al ritmo di stimoli prodotti non dall’inconscio e dall’anima ma dagli analisti di mercato, stimoli tanto stupidi come quella falsa vagina di vacca che fanno passare nelle stalle sotto il naso dei tori affinché eiaculino e si possa in questo modo immagazzinare il seme che verrà utilizzato nell’inseminazione artificiale”.

Complimenti all’ancora non nobelizzato Vargas Llosa del 1996. E auguri a chi pensava che il grande mandrillo peruviano, una volta messo sul podio svedese dopo un libraccio alla Conrad, si sarebbe fatto una doccia fredda e avesse parlato di angeli. Invece! Due anni fa se ne è venuto fuori con Crocevia, avventura di due donne peruviane nel passaggio al neoliberismo condotto dai loro mariti capitani d’industria. La storia è semplice ma scivolosa: espulso il dittatore giapponese, vent’anni fa il Perù viene portato al passo del capitalismo dagli uomini, e nel frattempo le donne si divertono a modo loro (tra di loro). Una bella rivoluzione, che mostra chi comanda (sempre, ovunque, per fortuna) e cioè le donne. E che è il sesso a tirare il capitalismo, e non viceversa.

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A Baricco bisognerebbe dare in lettura una versione espurgata di Balzac. Mi spiego. Pensa che tutto sia libidinoso, che the game sia facile e ammirevole perché ognuno ha le sue castronerie sullo schermo dello smartphone (o telefono, chiamatelo come vi pare su Pangea). E si comporta come quei Vittoriani che non stampavano La ragazza dagli occhi d’oro di Balzac e lasciavano senza la terza e ultima parte l’avventura che cominciava con Ferragus. Si sa. O no? Dobbiamo rivederci Eyes wide shut del dio Kubrick se abbiamo dimenticato tutto da quando vent’anni fa il telefono ci ha fatto credere di essere più liberi (ma leggete Crocevia per capire quante spie ci siano a piede libero, mentre non smettiamo di smanettare).

Riguardiamo Kubrick e la sua preghiera finale “fare sesso” come soluzione, perché Baricco ha le traveggole e non dice nulla della trasformazione indotta nelle menti, fuori dalle mappe del suo libro Apple-whattsapp-youporn. E soprattutto senza scordare che nemmeno il sesso è poi la grande salvezza perché Kubrick ci mostra nel suo film

a) personaggi compulsivi che nemmeno con lo shopping natalizio riescono ad ammansire i loro demoni nevrotici, manco fossero la signora Woolf da Harrods

b) attraverso la sua storia permeata di sesso e scrupoli, Kubrick mostra il romanzo che l’ha ispirato – un libretto breve scritto in modo vaporoso da Schnitzler, amico di Freud nella Vienna che contava le sue paturnie (sessuali, mentali) sul lettino stregonesco, mentre Klimt dipingeva in oro le madame e Zweig faceva poesie sulle storie delle donne sedotte e abbandonate

c) ci fa vedere infine cosa avrebbe fatto di una storia altrettanto tesa sessualmente come Paura di Zweig. Ne scrisse il copione negli anni ’50 ma quei pisciasotto puritani lo pagavano per non molestare i loro sogni hollywoodiani. Il copione è stato reso noto la scorsa primavera e ha vellicato, da queste parti, anche i cronachisti di Repubblica.

In definitiva, meglio andare alle origini del fenomeno internet e vedere cosa era la letteratura e il sesso quando la rete militare fu resa disponibile al grande pubblico (poi ci sarà sempre chi vuole giocare al biliardino e si legge The game).

E se venisse la fregola di seguire Vargas Llosa nella sua produzione mostruosa, non resta che leggere altre cose come La guerra della fine del mondo (Conrad + civiltà e barbarie + amori e tempeste brasiliane) oppure Pantaleon e le visitatrici (fare poesia sui bordelli visti con gli occhi dell’infanzia, quando tutto è ancora potenzialmente uguale) e La zia Julia e lo scribacchino (dove Vargas Llosa scrive sprofondandosi racconto dentro racconto come da migliore tradizione di telenovele).

Questo per il sesso. E la teoria? Teoria Vargas Llosa non ne dà, è un modesto pensatore benché vigoroso scrittore. E poi rimane americano e non europeo: la teoria gli interessa meno della realtà inventata e ripridotta nella pagina che va scalata perché ha certi passaggi che sembrano della stessa struttura del vecchio marchese. E questo adesso che ha superato i settant’anni.

Come al solito, l’età conta poco. Come l’esperienza. Se manca il graffio e lo sputo indecoroso, rimaniamo alle devote mappe di cronistoria per bambini che vorrebbero indottrinarci. Non ci riescono. In my opinion,

Andrea Bianchi