Abbiamo trovato il libro da imporre in Parlamento: l’“Ideario” di Prezzolini. Qualche aforisma per bonificare il cervello dei governanti (papabili, possibili, futuri)

Posted on maggio 18, 2018, 6:27 am
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Ci sono libri che vanno letti. Altri vanno ‘usati’. Questo, ad esempio. Questo va usato. Anzi. Va imposto.

Partiamo dall’autore. Giuseppe Prezzolini. Sintesi stilata da Beppe Benvenuto: “uno scorretto per antonomasia, un non buonista d’antan. E soprattutto uno scomodissimo irregolare e nello stesso tempo un grande curioso”. Ha fondato riviste (Leonardo, con Papini, poi La Voce, che è una delle riviste più autorevoli della cultura italica del Novecento), ha dialogato con Benedetto Croce e Henri Bergson, ha litigato con Piero Gobetti, è stato con Benito Mussolini – era inviato per Il Popolo d’Italia – prima che l’Italia tutta diventasse ‘mussoliniana’ e ‘fascistissima’ – così all’amico Ardengo Soffici, nel 1925, “Io non sono affatto avversario del governo Mussolini. Se Mussolini fosse solo avrei anzi per lui una simpatia soverchia e sarei disposto a lavorare con lui in piena fedeltà e lealtà […]. Ma tu capisci che io non posso essere con il Fascismo trionfante quando non ci fui quando il Fascismo era pericoloso; e non ci posso stare, oltre che per questa elementare dignità, anche perché non ne sento la retorica. Il mio ideale per la nazione mia, come per le altre, non è quello Fascista”. Fondò – idea superiore, sublime – la Società degli Apoti, cioè di quelli che fan per sé, incorrotti, incorruttibili, senza parte ma con molta arte, apartititici, differenti, altri. Fu tanto legato all’Italia che si trasferì negli Usa, ottenendo la cittadinanza nel 1940; scrisse in un italiano così smaliziato, limpido, arguto, che disse “Penso al mio stile concentrato, incompreso e costoso. Lo tengo stretto al petto come un salvagente. Non voglio essere italiano”. Visse tanto – 100 anni, dal 1882 al 1982 – capendo troppo. idearioNel 1967 il ‘Prezzo’ sintetizza, per le Edizioni del Borghese, il suo pensiero in un enciclopedico Ideario, raccolta di aforisimi sfiziosi, capaci di disintegrare Prima, Seconda e Terza Repubblica in ammucchiata spinta. “Opera perfettamente godibile, consultabile, leggibile anche a saltare”, la dice Benvenuto, scrivendo un esaltante intro alla riedizione del libro, per Aragno, nella collana ‘Ante Litteram’ diretta da Luigi Mascheroni. Aggiungo una cosa alla godibilità. La necessità di imporlo ai politici odierni, lontani astri dal genio audacemente ‘politico’ di Prezzolini. Proprio così. Farei pervenire una copia di Ideario – tanto raffinata è – sul desco su cui seggono i parlamentari e sul desk del loro computer personale. D’altronde, consapevole del fatto che si è tanto più soli quanto più si levita in sapienza (“Tanto cresce il sapere, tanto cresce la solitudine”), il ‘Prezzo’ sa, scafato disilluso, che il prezzo di far politica è alto: si perde la verginità e forse pure l’intelligenza, “chi non è capace di mentire, di imbrogliare, di sottintendere, di far l’istrione ecc. fa meglio a sceglier un altro mestiere”. Ad ogni modo, facilitiamo la vita ai politici nostri – notoriamente disinteressati alla lettura – ricalcando, per gentile concessione, alcuni concetti dell’Ideario. Da stampare a fuoco sulla fronte corrugata di Montecitorio. (d.b.)

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Alienazione. Nella società comunista tutti debbono lavorare per lo Stato (sono condannati ai lavori forzati per lo Stato) e il profitto viene preso dai generali, dai politicanti, dai burocrati, che si riserbano le vacanze migliori, le ville più comode, gli appartamenti più larghi e hanno i salari più alti. Nella società borghese è possibile appartarsi e separarsi. Persino in America si può vivere fuori della società. Ci sono migliaia di vagabondi (hobos) che non vengon sfruttati da nessuno, poiché non accettano di lavorare per nessuno. Ci sono gli indiani, che nessuno è riuscito mai a mettere a servizio e a far entrare in fabbriche ed accettare un orario e un salario. In Russia sarebbero stati tutti messi in prigione o semplicemente liquidati. Certamente la vita dei vagabondi e degli indiani d’America non è allegra, ma è altrettanto certo che non è la vita degli alienati. Nella loro lingua questa parola non esiste.

Antifascismo. Ora che ha vinto con la forza degli alleati stranieri, l’antifascismo non può durare in Italia come tale; bisogna che si determini in qualche idea o dottrina o proposta politica, che non sia negativa. Antifascismo è soltanto negazione, cioè il nulla. Per diventare qualche cosa di positivo, bisogna che cessi di esser antifascismo. Probabilmente, per molti, sarà comunismo.

Burocrazia. L’estensione della burocrazia, l’uso di mercenari o di armi straniere, l’aumento progressivo delle tasse son stati sempre il principio della decadenza delle società e hanno annunziato il principio della fine della loro indipendenza.

Classe media. È un pericolo sociale un’eccessiva concentrazione di ricchezza nelle mani dei pochi come un’eccessiva povertà nelle masse. È desiderabile una larga classe media superiore in numero e potere ai pochi troppo ricchi ed ai troppi poveri troppo poveri.

Comunismo. Il comunismo aveva promesso una vita abbondante, e non riesce a darla; il comunismo aveva promesso la fine dei conflitti fra Stati, ed è sorto quello russo-cinese. Soltanto in Paesi arretrati nel pensiero si vota comunista.

Disuguaglianza. Gli uomini sono disuguali. Ogni costituzione che parta da princìpi differenti da questo porta inevitabilmente con sé enormi scompensi colmati soltanto da ipocrisie.

Europa. È più facile formare un’Europa con la spada che con il consenso dei popoli. Ci riuscì Carlo Magno, ma mi par difficile ci possa riuscire l’Assemblea di Bruxelles. Chi chiamerebbe l’Europa sua patria? Si nasce Tedeschi, Italiani, Francesi non Europei. Non si nasce Volapuk.

ideario 2Fascismo. Una cosa è ferma: si può dire molto male del Fascismo e di Mussolini; ma chi ne dice male deve sempre ricordarsi che non avrebbero avuto il buon successo che ebbero per ventidue anni, se non avessero trovato l’appoggio, l’entusiasmo, le imitazioni, la complicità e il benestare, almeno a segni e parole, del popolo italiano. Il Fascismo fu una situazione storica che il popolo italiano, salvo eccezioni, tutto quanto, plebe e magnati, clero e laici, esercito e università, capitale e provincia, industriali e commercianti e agricoltori fecero propria, nutrirono col proprio consenso ed applauso, e che, se fosse continuata, oggi essi continuerebbero ad applaudire e a sostenere.

Hitler e Mussolini. Hitler è morto con decenza e con mistero, come si addice a un dio dei Nibelunghi. Sembra un simbolo in opposizione a Mussolini, ammazzato con l’amante in un episodio di malavita.

Italiani. Ho ammirazione per il popolo italiano accompagnata dal convincimento che esso prosperi e sia lieto di crescere sotto un non leggero strato di letame politico e burocratico.

Politica. La politica è una statua di fango; può anche esser bellissima, ma chi la fa deve sporcarsi le mani.

Ufficio. Gli uffici sono fatti per servire il pubblico e non per mantenere gli impiegati. Ma gli impiegati italiani pensano il contrario.

Uomo. Questi non è un animale pensante. Il suo titolo di nobiltà e di distinzione dalle bestie e dalle macchine è un altro: quello di poter sbagliare. La vera qualità dell’uomo è la sua forza di errare. Le bestie hanno la sicurezza cieca dell’istinto e le macchine quella silenziosa dell’elettronica; soltanto l’uomo può peccare ed è la sola cosa che gli resti da fare per dimostrare la sua unica e strana posizione nel mondo.

Welfare State. Nessun Stato è caritatevole, come dovrebb’essere quello cristiano; perché è soltanto interessato. Quando il Welfare State si occupa di dare sussidi ai disoccupati, e costruisce ospedali per gli ammalati, non è cristiano più del padrone delle vacche che provvede al veterinario se sono malate, le nutre del miglior fieno e le tiene pulite. L’interesse non è amore, ecco tutto; e sommando molte botti di interesse insieme, non si fa una goccia di amore.