A Bari è nata “Millelibri”, la prima libreria dedicata interamente alla poesia. “La cultura non esiste solo nelle grandi città del nord”: Serena Di Lecce dialoga con Matteo Fais

Posted on Aprile 27, 2018, 8:51 am
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Riuscite a immaginare una libreria di soli testi di poesia? Esiste. Può sembrare incredibile, ma non è uno scherzo. Si chiama Millelibri. Poesia e altri mondi. La ragazza che la gestisce, Serena Di Lecce, nella sua ferma determinazione sembra, neanche a dirlo, l’ultima degli idealisti. Ma la peculiarità non sta tanto nel tipo di libreria, quanto nel luogo in cui ha deciso di aprirla, ovvero a Bari, in Puglia. Di solito, certi tipi di attività commerciali vengono ubicate nelle grosse realtà metropolitane. Serena non è convinta che questa sia per forza la scelta migliore. Dal suo punto di vista, la sua città non è da meno di Milano e Roma. E, soprattutto, ritiene che, se non si dà un’opportunità di incontro con la poesia, al sud, la gente non potrà mai diventare migliore di quel che è. Decisamente incuriositi dalla notizia, da Pangea non abbiamo resistito alla tentazione di importunarla in pieno orario lavorativo, se non altro per scoprire se quanto letto corrisponda a realtà o sia fiction giornalistica… Signori, è tutto vero.

Leggendo della tua libreria, dove si vendono solo testi poetici, ho subito pensato che fosse un’idea grandiosa e, al contempo, folle.

Secondo me non è un’idea così assurda. Quello dei libri di poesia, lo sappiamo bene, è notoriamente un settore trascurato nelle librerie tradizionali. Per acquistare questo genere di testi, solitamente, bisogna attivarsi in imprese rocambolesche. A volte li si può trovare online, quando vengono messi a disposizione nelle piattaforme apposite. Altre volte bisogna contattare gli editori stessi. Questo processo va via via complicandosi, man mano che si ha a che fare con realtà sempre più piccole. Però, ciò non significa che non ci sia un pubblico di lettori di poesia, come riviste e blog che trattino della materia. Vi sono inoltre tantissimi luoghi ed eventi in cui si discute di questi testi, delle ultime uscite come dei classici. Esiste, insomma, un mondo che dialoga intorno alla poesia. Suppongo, pertanto, che vi sia parallelamente anche un bacino di lettori interessati a questa. Quindi, occuparsi di libri che normalmente non vengono ospitati in modo generoso tra gli scaffali non mi sembra una cosa così folle. Poi, ovviamente, c’è alla base di tutto un interesse personale, una passione.

Raccontami di questa passione, allora.

Tutto ha avuto inizio durante l’infanzia. Ho coltivato questo amore nel tempo divenendo una lettrice assidua, cosa che mi permette di conoscere tante realtà editoriali molto belle e valide. Parlo di case che non puntano tutto sul mercato e quindi non sono particolarmente visibili nelle librerie, ma che per fortuna si possono rintracciare leggendo riviste, blog e quant’altro. A oggi, la mia speranza è che la mia antica passione, che ho trasformato nel motivo del mio lavoro, possa rimanere la mia occupazione per lungo tempo.

È d’obbligo, a questo punto, chiederti quali siano i tuoi poeti preferiti. Mi piacerebbe anche sapere quali tra le odierne realtà editoriali, che si occupano nello specifico di poesia o anche solo che abbiano una collana dedicata, ti piacciono in particolare?

Quali siano i miei poeti preferiti è una domanda a cui è pressoché impossibile rispondere. La difficoltà sta nel fatto che posso riscontrare della qualità e un valore in percorsi poetici molto diversi. Al momento, comunque, sono particolarmente presa dalla lettura di Alfonso Guida, un autore la cui capacità di lavoro sul verso trovo estremamente affascinante. È pubblicato, tra gli altri, dalle pugliesi Poiesis e Fallone editore, nonché dall’ottima Il Ponte del Sale, il cui livello qualitativo nelle pubblicazioni prendo spesso a modello: i loro libri sono bellissimi e molto curati. Tra le realtà editoriali che seguo vorrei poi citarti Transeuropa, Marcos y Marcos, Valigie Rosse (che pubblica i vincitori del Premio Ciampi Poesia), Donzelli che ha un catalogo ricchissimo, Book Editore, Pietre Vive (anch’essa pugliese), le antologie e gli studi critici di Stilo, le Edizioni del Foglio Clandestino, La Vita Felice… e potrei andare avanti. Tutti i menzionati, a mio avviso, sono potuti arrivare a un significativo livello qualitativo perché, non combattendo, loro malgrado, con la poesia sul mercato, non hanno per questo rinunciato a pubblicare testi di valore.

Prima ti ho detto che la tua scelta era folle, ma naturalmente scherzavo. Certo, però, è quantomeno azzardato situare una simile attività proprio a Bari. Se fosse stata a Milano o a Roma avrei pensato ci potesse essere il giusto bacino d’utenza, ma lì da te…

A parte che per me aprire una libreria a Milano sarebbe stato complicato, essendo di Bari, vorrei prendere posizione contro questa vulgata secondo cui a Bari o in Puglia non si legga (o non si possa leggere). Come se solo al nord ci fossero persone di cultura. Bisogna capire che è necessario anche avanzare una proposta perché si crei un pubblico. Se non ci sono i luoghi e le opportunità, difficilmente la gente inciamperà autonomamente in un libro di poesia. Io credo che non ci sia bisogno di scappare: certe cose si possono serenamente fare anche nel posto in cui si vive. D’altra parte, sto raccogliendo un buon riscontro in città. Evidentemente, esistono persone che leggono. Forse le statistiche, che ovviamente hanno una funzione all’interno di un certo tipo di ricerche, non dicono tutta la verità sullo stato reale delle cose. Bari è una città come altre, con i suoi lettori e probabilmente, visto che adesso c’è una libreria di poesia, gli appassionati di versi potranno anche aumentare. Almeno, mi auguro sia così.

Ho letto che, pur essendo specializzata, proponi un’offerta molto variegata nel tuo negozio. Oltre ai testi più attuali e ai classici, vendi anche edizioni rare. Se mi perdoni per la terribile espressione, mi piacerebbe che mi spiegassi questa tua scelta di mercato.

Quando ho cominciato a pensare a una libreria di poesia, banalmente, mi sono detta che dovevo procurarmi prima di tutto gli autori più famosi, quelli censiti nel canone. Andando avanti con le mie ricerche, ho visto che ce ne sono parecchi, anche del ’900, che non sono più stati ristampati dopo la prima edizione. Ancora di più quando un autore ha avuto una storia editoriale breve, fatta di una sola uscita, magari anche in collane importanti come ‘Lo specchio’ Mondadori, ‘la bianca’ Einaudi, oppure nelle vecchie edizioni Scheiwiller o Neri Pozza. A quel punto, mi si è aperto un mondo. Mi sono detta che, forse, se si ha voglia di leggere certi autori o autrici bisogna per forza farlo in quella prima e ultima stampa, a meno che non abbiano avuto successivamente una ristampa dell’opera omnia (capita ogni tanto che qualcuno venga riscoperto). Però, sai, il senso di un libro è anche quello contenuto tra la prima e la quarta di copertina: è un livello di lettura che sarebbe un peccato perdersi, dove sia ancora possibile procurarsi una copia dell’originale. L’edizione critica o la raccolta dell’intero corpus rappresentano già un livello di approccio ulteriore, un altro tipo di accesso (altrettanto importante) ai poeti e alla loro opera. La sezione “usato” – perché si tratta ovviamente di testi di seconda mano – della mia libreria è un costante viavai di queste prime edizioni. Per quel che riguarda i contemporanei e i libri in commercio, invece, mi rifaccio ai cataloghi degli editori. Anche quando non ho letto tutte le loro proposte, mi fido delle loro scelte. Per me l’editore resta il mediatore principale tra l’autore e il pubblico.

Tu hai giustamente parlato di testi che sono stati pubblicati per poi scomparire di lì a breve, pur essendo magari comparsi in collane famose. A questo proposito, vorrei chiederti se hai mai riflettuto sul potenziale garantito dall’ebook in tale senso e come vedi, in generale, la lettura digitale?

Non discrimino l’ebook, né l’esperienza di lettura che questo comporta. Mi piacciono anche le piattaforme che pubblicano libri fuori diritti, per esempio, in formato elettronico gratuito. Sono però convinta che esista un amore per il libro in quanto oggetto tradizionale, sfogliabile, di carta. Non credo che le due realtà siano in competizione. Il cartaceo e l’ebook sono due oggetti completamente diversi, che rispondono a esigenze differenti, e che possono quindi convivere. Resta l’aspetto legato all’oggetto che può essere preservato soltanto nel momento in cui si acquista, o si sfoglia in una biblioteca, un volume cartaceo.

Ho letto che hai scelto anche un certo tipo di arredo per il negozio.

Sì, ho recuperato le librerie e i mobili che facevano parte dello studio-biblioteca di mio nonno. L’ho fatto per due motivi. In primo luogo, non avevo grandissimi mezzi per mettere su questa attività, quindi mi sono arrangiata con quello di cui disponevo. Inoltre, ho pensato che fosse un gesto altamente simbolico, legato al concetto molto ecologico di recupero: proprio come sto recuperando la poesia, anche attraverso i libri usati, così ho scelto di fare con i mobili. Ritengo che, nel momento di ripensamento storico-culturale in cui ci troviamo, avremmo forse bisogno di fare un passo indietro per recuperare qualcosa e poi tornare ad avanzare. La mia libreria è un posto molto rilassato e tranquillo, in cui riposarsi da tutta quella sovraesposizione a cui siamo sempre soggetti e per cui ci troviamo perennemente al centro di qualcosa, riscoprendo il rapporto silenzioso e privato con il libro.

Organizzi eventi come ad esempio presentazioni?

Occasionalmente, e proprio per questo la serie di incontri si intitola Occasioni, che peraltro risuona come omaggio a Montale. Molte persone si candidano per presentare i propri libri. Il discorso che cerco di portare avanti è però orientato soprattutto all’incontro con i libri degli altri, che poi è la vera vocazione di una libreria che si rivolge ai lettori. Mi fa piacere pensare che possano passare di qui poeti e poetesse che si trovano a Bari per altri motivi, occasionalmente, appunto. Privilegerei, poi, momenti di reading collettivi, in cui la lirica sia al centro di una pratica di ascolto vicendevole. Il concetto è che la poesia è uno spazio di condivisione che ci tocca e ci riguarda tutti ed è appunto questo che vorrei preservare.

Matteo Fais