19 anni e una curiosità grande come l’oceano. Ecco a voi Giulio: 10 mesi in Finlandia a studiare e a scrivere un libro ‘magico’. I ragazzi di oggi sono così. Il suo reportage

Posted on Gennaio 09, 2018, 12:38 pm
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Eccomi, sono Giulio. Faccia bella, da bravo ragazzo. Da ragazzo determinato. Ultimo anno di scuole superiori. Ci vediamo perché di Giulio mi colpisce una cosa. Intanto. Non tutti i ragazzi di 19 anni pensano al calcio e si svalvolano il cervello ascoltando le cretinate di uno youtuber qualsiasi. Giulio mi porta il suo libro, autoprodotto, s’intitola ‘Il Pactio’. “Sai, mi interessava raccontare l’esito delle mie ricerche…”. Le tue ricerche? “Si. Mi piace studiare il giudaismo antico. Poi l’astronomia. Poi un po’ di esoterismo… e di storia delle religioni”. Alla faccia. Parliamo insieme. “Studio il giudaismo che precede la caduta del Tempio”. Il ragazzo ne sa. Ma. No. Giulio non è un ‘genio’. Semplicemente, è un ragazzo con la mente aperta. Un ragazzo curioso. Che come tutti i ragazzi della sua età, sa che o studia adesso – studio ‘matto e disperatissimo’, ma soprattutto bellissimo – o mai più. Poi mi racconta dove è nato il libro. “In Finlandia. Avevo tempo per pensare”. Giulio ha colto la possibilità di studiare all’estero. Ed è andato fino in fondo. Nella terra di Babbo Natale è stato dieci mesi. Senza mai tornare in Italia. Facendosi spedire pacchi di libri. Il bello, ripeto, è che non è un ‘genio’. Giulio è un ragazzo curioso. Così, gli ho chiesto di scrivere per ‘Pangea’ la sua avventura finlandese. Un piccolo esempio di come sono i ragazzi, oggi. Coraggiosi. Onirici. Con due palle così. (d.b.)

Lasciare la propria terra, lasciare la propria famiglia e i propri amici insieme a tutto ciò che è per noi quotidiano, può apparire difficile e causare un giusto senso d’inquietudine. Nonostante ciò, ogni anno, migliaia di giovani ragazzi e ragazze lasciano il Belpaese per un breve o lungo tempo, per lidi più o meno lontani: chi per lavoro chi per studio, “l’estero” è una meta sempre più ambita per i cervelli e le menti italiane.

Giulio Mattioli

Lui è Giulio Mattioli: si è appena autoprodotto un libro

Quando alla fine del 2016 mi si presentò l’occasione di trascorrere un periodo all’estero, ospite presso una famiglia volontaria, immerso in una cultura e in una realtà totalmente nuove non mi feci scappare l’opportunità e tentai subito di guadagnare il mio posto. La realtà italiana è fortunatamente piena di agenzie, piccole e grandi, che permettono a giovani intraprendenti di affrontare un percorso formativo fuori dai nostri confini. Scelta l’agenzia, nel mio caso Intercultura Italia, sottopostomi ai test preliminari obbligatori, a inizio 2017 ricevetti la lieta novella che sarei effettivamente partito per una meta estera: la Finlandia. Per 10 mesi. Fui preso da: ansia, paura, tremore, ma anche da gioia, eccitazione e curiosità, soprattutto curiosità. Perché sì, alla fine si basa tutto sulla curiosità: è proprio quella che ha spinto me e ogni anno spinge tantissimi giovani ad intraprendere una tale impresa. Curiosità della lingua, della cultura, degli usi, delle tradizioni, dei cibi, insomma, questo è il sale delle esperienze e della formazione stessa, senza la quale, tutti rimarremmo chiusi nella nostra angusta cantina mentale. Non mentirò: è un’esperienza difficile. Le prime settimane, i primi mesi, ti mettono davvero alla prova: riuscire a vivere la propria vita, la propria quotidianità, all’infuori dal tuo contesto, dal tuo ambiente sociale, dalla tua famiglia e dalla tua cerchia di amici, partire da zero, senza nemmeno conoscere la lingua o le persone con cui condividerai le tue giornate da lì fino all’anno dopo, non è per tutti. Nonostante ciò, questo non deve certo scoraggiare: migliaia di persone affrontano questo percorso ogni anno e noi, voi, non dovete pensare di essere da meno. Coraggio in pugno ed una buona dose di forza di volontà, rendono ogni montagna molto meno ripida da scalare, ma naturalmente ci vuole costanza e capacità e voglia di adattamento. Nel mio caso il primo impatto è stato decisamente positivo: da subito ho trovato, specie nella figura del padre ospitante, un utile punto di riferimento per risolvere al meglio i piccoli e grandi grattacapi che il nuovo ambiente mi proponeva, e i restanti membri della famiglia, moglie e due figli, non sono stati da meno. Perché sì, una volta arrivati nel nuovo paese, scoprirete come io ho scoperto, che ogni cosa, anche quella che magari poteva apparirvi fino a quel momento la più banale e scontata come prendere l’autobus o fare la spesa, si è improvvisamente trasformata in un qualcosa di nuovo, più angusto e insidioso di quanto avreste mai immaginato prima. Ricordo bene i problemi con il fare l’abbonamento per il bus, per spiegare (in inglese naturalmente, dato che il finlandese era ed è tutt’ora off limits) che moduli mi servissero a scuola da riportare in Italia, ma anche il semplice orientarsi per le prime volte in posti ed in città mai viste e percorse prima, per incontrarsi con gli altri “exchange students”, ovvero gli altri studenti stranieri come te. Proprio loro, proprio coloro stanno vivendo come e con te questa avventura, saranno spesso e volentieri il punto di riferimento e la spinta nei momenti più difficili dell’esperienza: la famiglia, le istituzioni locali ed i volontari della vostra agenzia saranno sempre lì sì, ma sentirete come solo loro spesso e volentieri siano realmente in grado di capire visceralmente cosa state passando e come farvi andare oltre.

finlandia

Pubblichiamo alcune fotografie scattate da Giulio in Finlandia

Per quanto riguarda invece il sistema prettamente scolastico, nel mio caso la Finlandia non si può certo criticare: il sistema scolastico finlandese è stato più volte classificato ai primi posti delle classifiche europee, e ho avuto la fortuna di constatarne il motivo: aule all’avanguardia e professori preparati sono solo la punta dell’iceberg di un sistema ormai unanimamente stellato. Ciò che in particolare lascia il segno sono i programmi strutturati dallo studente, che quindi può, sin dalle superiori, plasmarsi personalmente e coscienziosamente il proprio percorso in base ai proprio gusti e alle proprie necessità. La scuola non lesina in opzioni: da musica a biologia, da teatro a fisica, ognuno può trovare il proprio percorso e seguirlo al meglio, accettando naturalmente come compromesso un tot di ore minime in alcune, specifiche materie obbligatorie ripartite nell’anno. Ma i ragazzi sono efficacemente in grado così giovani di strutturare una tabella scolastica formativa e ragionata, o semplicemente si lasciano andare alla scelta più facile e meno impegnativa? Come in tutto c’è il bianco ed il nero e a tanti casi eccellenti si affiancano anche casi in cui le amicizie e la moda surclassano i doveri, ma non basta certo questo a minare le stabili fondamento di un sistema educativo che si sta pian piano diffondendo anche fuori dai confini scandinavi.
Molti, so, sono spaventati all’idea della famiglia: è una paura comune, naturale, che sorge spontanea quando non si sa ancora in casa di chi si spenderà una porzione importante della propria vita. Non vi mentirò, non sempre va bene: alcuni ragazzi sono costretti a cambiare, anche più volte, per totale incompatibilità nei confronti del nucleo sociale nel quale sono immessi. E’ una eventualità e bisogna essere pronti. Rincuora comunque il fatto che questi casi siano piuttosto esigui confronto al numero totale. finlandiaNel mio caso ad esempio, tranne un rapporto altalenante ma sopportabile con la madre ospitante, il clima familiare e di rispetto reciproco si è venuto effettivamente a sviluppare concretamente e questo ha contribuito a rendere questa esperienza una di quelle da ricordare. Anzi, il forte spirito religioso del mio nucleo familiare combinato alla mia passione per quanto riguarda la storia e lo sviluppo delle religioni, mi ha ispirato e spinto alla progettazione ed alla realizzazione del mio primo libro Il Pactio, che altro non è che una sinossi in chiave simbolica dell’idea da me sviluppata, con la lettura e lo studio, del rapporto esistente fra magia, religione e scienza. Detto ciò, bisogna comunque tenere a mente che non serve costringersi o soffrire: in caso di mancanza di sintonia o di disagio, si può e si deve cambiare. Dovete sempre tenere ben presente infatti, che l’esperienza è la vostra, resterà nella vostra memoria e nei vostri ricordi e quindi non dovete avere remori nell’adoperarvi per viverla al meglio. Partire non è mai facile, chiunque l’abbia fatto ve lo può confermare: ci vuole grinta, un pizzico di fortuna e tanto coraggio. Non è da tutti, ma se affrontato con lo spirito e la mentalità giusta, è una delle poche cose capaci di lasciare un solco indelebile nella vostra mente e nel vostro “io”.

Giulio Mattioli