A 103 anni se ne va Nicanor Parra, l’Orfeo con la chitarra elettrica, poeta sudamericano maximo. Uno sputo in faccia all’editoria italiana, che ancora deve capire chi è

Posted on Gennaio 23, 2018, 5:35 pm
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Mi scrivono dall’Argentina. Murió Nicanor Parra, 103 años, tal vez ya sepas. No. Non lo sapevo. Guardo in giro. Il Washington Post ne parla in questo modo. “Nicanor Parra, l’eminente poeta matematico cileno che ha rivoluzionato la lirica latinoamericana”. Negli Stati Uniti Nicanor Parra è ritenuto, insieme a Pablo Neruda, il massimo poeta sudamericano. Anzi. Di più. Lo ritengono una specie di Orfeo con la chitarra elettrica. Tradotto tra gli anglofoni da Allen Ginsberg, Lawrence Ferlinghetti, William Carlos Williams, Thomas Merton, è stato detto da Harold Bloom, il duce della critica letteraria occidentale, “essenziale come Walt Whitman”. Di certo, Nicanor Parra è stato un genio. Ideatore dell’antipoesia, ha tolto l’aureola al poeta, l’ha fritta e se l’è pappata: nella sua idea poetica William Blake sta al fianco di Duchamp, la prefigurazione della pop art con il Popol Vuh e il Tao Te Ching. Più volte candidato al Nobel per la letteratura, Premio Cervantes nel 2011, amatissimo da Roberto Bolaño (“Il mio poeta preferito è Nicanor Parra. Già lo dice Nicanor Parra che lui non parla di crepuscoli, né di dame stagliate sull’orizzonte, bensì di cibi e poi di bare, bare e bare”), ecco tre articoli in serie per capire qualcosa di Parra (qui, qui, qui). La cosa interessante, semmai, è che la morte di Parra è una pernacchia in faccia all’editoria italiana. Tradotto nel 1974 da Einaudi con le sue Antipoesie, Parra, “il nostro Heidegger e il nostro Wittgenstein” (così il filosofo cileno Carlos Peña), “il più importante poeta vivente di lingua spagnola” (così la rivista Sagarana), è stato riscoperto da Medusa nel 2008, pubblicando Le montagne russe: poesie scelte. Ora è morto. A 103 anni. Come se da noi morisse un Ungaretti. Forse è ora di tradurlo come si deve. Con mezzo secolo di ritardo dal resto del mondo.

 

Test

Cos’è un antipoeta:
Un commerciante di urne e bare?
Un sacerdote che non crede in niente?
Un generale insicuro?
Un vagabondo che ride di tutto
Anche della vecchiaia e della morte?
Un interlocutore irascibile?
Un ballerino sull’orlo dell’abisso?
Un narcisista che ama tutti?
Un burlone sanguinario
Deliberatamente miserabile
Un poeta che dorme su una sedia?
Un alchimista dei tempi moderni?
Un rivoluzionario tascabile?
Un piccolo borghese?
Un ciarlatano?
Un dio?
Un innocente?
Un paesano di Santiago del Cile?
Sottolinei la frase che considera corretta.

Cos’è l’antipoesia:
Una tempesta in un bicchier d’acqua?
Una macchia di neve su una roccia?
Un vassoio pieno di escrementi umani
come crede padre Salvatierra?
Uno specchio che dice la verità?
Uno schiaffo al Presidente
della Società degli Scrittori?
(che Dio l’abbia in gloria)
Un avvertimento ai giovani poeti?
Una bara a reazione?
Una bara a forza centrifuga?
Una bara a gas di paraffina?
Una camera ardente senza defunto?

Barri con una croce
La definizione che considera corretta.

trad. it. Manuela Vittorelli

 

 Tre poesie

1

Ormai non mi rimane niente da dire
Tutto quello che dovevo dire
E’ stato detto non so quante volte

2

Ho domandato non so quante volte
ma nessuno risponde alle mie domande
E’ assolutamente necessario
Che l’abisso risponda subito
Perchè ormai sta restando poco tempo

3

Solo una cosa è chiara:
Che la carne si riempie di vermi

trad. it. Carmelo Pinto

  

La poesia con me ha chiuso

Io non dico che metto fine a nulla
Al riguardo non mi faccio illusioni
Io vorrei fare ancora poesia
Ma l’ispirazione si è esaurita.
La poesia si è comportata bene
Io invece orribilmente male.

Che ci guadagno nel dire
Io mi sono comportato bene
La poesia si è comportata male
Quando sanno che la colpa è mia.
E’ giusto: sono proprio un imbecille!

La poesia si è comportata bene
Io invece orribilmente male
La poesia con me ha chiuso.

 

trad. it. Marco Ottaiano